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BREVE STORIA DELLE GUIDE ALPINE
NEL MASSICCIO
DELLE PALE DI SAN MARTINO
Nella seconda metà dell' 800 giunsero
nelle nostre vallate i primi cosiddetti "viaggiatori" generalmente
Inglesi o Tedeschi, dotati di una sofisticata cultura che valorizzava i viaggi,
le esplorazioni e le avventure in genere.
Grazie al loro spirito di scoperta (definito Hobby) ed alle relative agiate
condizioni economiche essi colsero l'opportunità storica di salire e battezzare
per primi le nostre cime dolomitiche al tempo ancora inviolate, guadagnandosi
così un posto definitivo nella storia dell'alpinismo.
Alcuni dei loro nomi: Tucker, Ball, Stephen, Neruda, Withwell, Lovelace, Wood,
Von Trepton, Brodie, Phillmore, Raynor, per non dimenticare le signore Imminick
e Thomasson.
Di queste loro imprese, trascrissero dettagliati resoconti, che pubblicarono,
secondo la moda dei tempi, presso i loro paesi d'origine, diffondendo così la
rarità e la bellezza delle nostre vallate dolomitiche.

(San Martino alla fine del 1800)
(nella foto da sinistra: Antonio Tavernaro, Bortolo Zagonel e Michele Bettega)
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Tra le loro imprese vanno registrate importanti
prime ascensioni, ascensioni invernali e solitarie, prime
ascensioni su pareti fuori dal Massiccio delle Pale (Marmolada, Torre Fermeda,
tentativo alla Civetta ecc.)
compresa un' insolita trasferta in Inghilterra dove dimostrarono ad un pubblico
sofisticato ed incredulo,
le "acrobatiche" qualità di questo nuovo sport.
Ricordiamo che a carriera conclusa Michele Bettega vantava 47 prime ascensioni e
circa 300 ripetizioni della salita al Cimon della Pala, Bortolo Zagnonel vantava
36 prime ascensioni, Giuseppe Zecchini 31 ed Antonio Tavernaro 11.
Ricordiamo alcune Aquile delle generazioni successive: Faoro, Turci, Maerild,
Scaleet, Cordella, Marin.
Seguirono Carlo e Michele Zagonel, V. Zecchini, G. Miola e il promettente
Giacomo Scalet "Meto" che
concluderà la carriera con circa 100 ripetizioni dello "Spigolo del
Velo" alla Cima Madonna.

(Foto di gruppo delle prime
"Aquile")
Con il passare dei decenni
sopraggiunsero delle forme di alpinismo sempre più evolute, si raggiunsero
gradi di difficoltà molto elevati, si tentarono salite a "goccia
d'acqua", si ricercarono spigoli aerei, pareti lisce o stra-
piombanti, fessure, diedri o camini o qualunque altra possibilità che la roccia
concedeva per arrampicare, salire e diventare famosi.
Le Aquile che più si distinsero in questo periodo furono: Debertolis, Faoro,
Scalet, Depaoli, De Lazzer, Zagonel Timillero, Longo e Bonat.
Essi esercitarono la professione con abilità e amore, organizzando anche una
spedizione al Dhaulagiri (di ben
8175 metri di altezza) nell'Himalaya nepalese, ove le giovani Aquile Zortea e
Simoni raggiunsero la vetta nonostante le avverse condizioni.
Le ultime generazioni di Aquile, che oggi operano, forti di una tradizione
centenaria modernamente rivisitata,
propongono iniziative sia invernali che estive con esperta e qualificata
professionalità.